Io sono Caino e vivo lo stesso

scritto da cerebuspone il mercoledì, 07 gennaio 2009,08:22


Ho capito male qual è la tua legge?

Tu che nemmeno mi dici il tuo nome

Tu che appendesti la mela a quel ramo

Solo per esser rimpianto da Adamo

 

Caino ti offrì dei frutti la polpa

Tu ora lo chiami col nome di empio

Ma io ora ti chiedo, qual è l’esempio

Che dai ai tuoi figli riguardo la colpa?

 

Mi hai dato due occhi per giudicare

Mi hai dato la testa perché la chinassi?

Tu che appendesti la mela a quel ramo

Solo per farti temere da Adamo

 

Gli hai detto di alzare l’orrendo coltello

E ho udito morire quel piccolo agnello

Il sangue al sole era ancora più bello

Gridava vendetta su mio fratello

 

Tu eri lì quando alzai la mia mano

Potevi fermarla come creasti il cielo

Tu che appendesti la mela a quel ramo

Solo per fare avvizzire Adamo

 

Il bimbo impara le norme dei padri

Tu fosti il primo a pensare la morte

Ora si chiudono tutte le porte

Sarò ricordato da assassini e ladri

 

Ti senti più Giusto adesso?

Per quanto ti piaccia vietare

Non potrai mai vietarmi di urlare

Io sono Caino, e vivo lo stesso!

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Madonna con bambino

scritto da cerebuspone il mercoledì, 26 novembre 2008,19:54

Mi è capitato ultimamente di avere una conversazione sull'educazione dei bambini. Raccontavo di come in preparazione al parto di mia moglie, e anche nei primi mesi dopo la nascita della mia bambina, io mi sia buttato sui libri di puericultura per imparare l'abc del mestiere; di come seguissi trasmissioni televisive molto interessanti (e per questo di nicchia) e di come mia moglie avesse seguito con profitto alcune sedute preparto presso un pediatra.
Com mio sconcerto, le mie interlocutrici (tutte mamme) hanno risposto in modo scandalizzato. Sembrava quasi criminale l'idea che si potesse insegnare ad una mamma come crescere il proprio bambino; come se l'istinto materno, scolpito a lettere marmoree sui geni delle mamme italiane, costituisse una specie di scienza infusa.
Penso all'immagine che ci hanno inculcato di Maria, così dedita al suo bambino, santa, vergine e mamma fino all'ultimo capello.
Poi quando accade qualcosa di brutto, quando una mamma ammazza il proprio bambino, ci chiediamo "come è possibile?"
E' possibile perchè l'istinto materno a volte può essere una malattia grave, che nuoce ai bambini. Come tutte le cose, deve essere gestito al meglio, e come tutte le cose, deve essere imparato.
Quindi vado con la PRIMA PROPOSTA SE FOSSI A CAPO DEL MONDO:
Corsi obbligatori di genitorialità per chiunque intenda mettere al mondo un bambino. Che non significa insegnare valori, ma i metodi migliori per trasmetterli.
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Nicolas Eymerich e i soldi buttati

scritto da cerebuspone il martedì, 14 ottobre 2008,18:47

Oggi, complice un interminabile viaggio in treno, ho concluso la lettura di Nicolas Eymerich, inquisitore, romanzo di Valerio Evangelisti caldamente raccomandatomi.
C'è questo inquisitore del 1300 che si barcamena in Aragona per sventare un terribile complotto eretico ai danni della chiesa cattolica. L'autore si spende e si spande per convincerci che il suo eroe è un vero cattivone, che odia le pulci nei pagliericci e disprezza tutto e tutti.
Parallelamente si svolgono le vicende del professor Frullifer, inventore del viaggio psicotronico in era contemporanea, e quelle di una astronave nel 2100 che va su un pianeta a caccia di dei.
Cosa lega queste vicende? Presto detto: uno stile di scrittura arido e monotono, senza alcun pathos e a volte fastidiosamente esplicito. Evangelisti è un pessimo scrittore di romanzi (è anche un autore di saggi storici, sui quali non posso pronunciarmi). Per fortuna il libro ha anche due qualità innegabili: mi è costato poco ed è breve.

Il che mi porta ad una piccola considerazione finale. Raramente mi faccio convincere da qualcuno a leggere un libro. Di solito mi fido del mio istinto e la maggior parte delle volte mi va bene. Questa esperienza ha avuto un esito comunque positivo: mi ha insegnato che faccio bene a non fidarmi dei gusti altrui.

E pensare che avevo interrotto l'appena cominciato White Jazz di Ellroy. Perdonatemi, divinità del Libro, per i miei peccati: la pecorella smarrita se ne torna all'ovile del noir duro e puro.
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Dialogo tra un povero e un Papa

scritto da cerebuspone il sabato, 04 ottobre 2008,10:07


Povero: Santità, sua Eccellenza,
lei che in fatto di sapienza
è una vera autorità,
mi risponda a 'sto quesito:
io stamane mi sò alzato
e un pensiero m'ha colpito
che davvero, in fondo in fondo
tutto quanto considerato
non c'è Dio a questo mondo.
Sì che il dubbio m'era venuto
quando ho perso il mio lavoro,
pur se la paga era uno sputo.
Poi mio figlio s'è ammazzatp
(guardi ch'era un uomo d'oro
sennonchè era un drogato).
Poi c'avevo una casetta
con un orto coltivato
c'era accanto una fabbrichetta
che buttava dentro al fiume
una specie di ritrovato
che dell'acque faceva schiume.
Mi mangiavo le verdure
co' mia moglie adorata
zuppe, pasta e fritture
almento a tavola ero in pace!
Lei il cancro s'è beccata
e a me il cibo più non piace.
Santità, lei che è onesto
dov'è Dio in tutto questo?"
Zitto il Papa stette attento
poi proruppe in un sorriso.
Papa: "Poichè tu sei un pò scontento
giustamente te lo chiedi,
e di certo il suo viso
da nessuna parte vedi.
Ma se alzo gli occhi al cielo
eccolo lì! Ornato di celeste
si nasconde dietro un velo
dentro un fiore o un bel giorno
di bellezza Dio si veste
e d'amore è sempre adorno.
Figlio mio, io ti dico
che ovunque Dio io scorgo
egli è sempre mio amico!"
Povero: "Santità, sua Eccellenza
solo adesso io mi accorgo
che sbagliai per ignoranza.
Però adesso l'ho imparato
dove è che Dio trovate:
non nel fiore di cui ha parlato
ma nel caldo suo cuscino
nelle aiole profumate
del suo splendido giardino;
nelle piazze piene di gente
con l'orecchio teso teso
del suo discorso non si perde niente;
nella comoda papamobile
con un crocefisso appeso
che le dà quell'aria nobile!
Ho capito, baci e abbracci
Dio ci sta per chi ha gli occhi belli
non per noi poveracci
che ci manca pure quelli!"
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Outing gastronomico 1

scritto da cerebuspone il mercoledì, 01 ottobre 2008,08:14
Poche persone possono capire cosa significhi essere un bambino a cui non piace il gelato.
Non un gusto di gelato, ma il gelato come cibo scioglievole e dolciastro, il gelato in sè.
Ricordo mia madre che per scatenare l'entusiasmo domenicale dei figli annunciava una visita dal gelataio; gli strilli di gioia di fratelli e cugini, l'attesa davanti al bancone coi gusti, la consumazione su una panchina, ed io che per non rovinare la festa stavo zitto zitto finchè non veniva il mio turno.
Il gelato era un momento di aggregazione rituale di cui mi rendo pienamente conto solo oggi, quando ammazzo il tempo con la mia bambina portandola a prendere il suo adorato nocciola/cioccolato che si porta via i pomeriggi oziosi gocciolando sulla felpina.
E allora che ne è del bambino a cui non piace il gelato?
Se ne starà seduto davanti alla sua coppa, manderà giù due cucchiaini per far contenta la mamma e poi lo butterà quando gli altri saranno girati dall'altra parte.
Io avrei preferito un bel piatto di pastasciutta. Sognavo nelle mie fantasie notturne un bancone con dei grossi vasconi pieni di pasta di tutti i tipi, fumante e piena di parmigiano, e le pastasciuttaie che riempivano delle coppette su misura.
Crescendo mi sono scelto degli amici che al gelato in compagnia preferivano una canna: il che mi ha condotto verso una serie di problematiche esistenziali del tutto differenti.
Resta il fatto, e questo mi porta al motivo per cui scrivo questo post, che già nella mia imberbe mente di sei anni sentivo un certo orgoglio nel rendermi conto di differire per qualcosa dal resto dell'umanità.
Il quale orgoglio inspiegabile mi ha a sua volta portato verso una serie infinita di altre problematiche esistenziali. Ma ne parleremo un'altra volta.
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Premessa

scritto da cerebuspone il mercoledì, 25 giugno 2008,18:38
Come cominciare?

E' il mio secondo tentativo. Il primo è fallito miseramente dietro una password dimenticata. "Differenziate le password!" grida il manuale del navigatore online: i subdoli haker non aspettano altro che poter postare pernacchie sui vostri blog.
Ecco una delle cose che subiamo pensando di essere furbi e previdenti. O almeno, sono quelle cose che subisco io.
Ma stavolta non mi faccio fregare, quindi metto le mani avanti.
Caro haker, se non hai niente di meglio da fare che cercare la mia password per farti gli affari miei, sappi preventivamente che:
- non ho una carta di credito;
- ho un bancoposta cronicamente vuoto; le poche volte che lo riempio con quattro soldi è perchè so già come spenderli.

Detto questo, e tornato alla mia cara, vecchia password di sempre, si può cominciare.
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